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Mese: Ottobre 2019

traccia per serata anti-mil

Posted on 2019/10/29 - 2020/03/23 by baseAzotata
(A) lato è la sezione fotografica di HNM, Humana Natura Mortua, una mostra di denuncia antimilitarista proposta da Giulio Spiazzi (al focus) e Claudio Bighiroli (alle matite) già nel 2007 a Verona, poi aggiornata e riesposta nella biblioteca civica della città veneta nel 2016. In Scintilla, oltre a suonare, Giulio sarà disponibile a ripercorrere questa sua tappa di reportage indipendente, il cui sguardo sottolinea le conseguenze distruttive delle missioni militari, la viltà con cui si arriva ad abbattere tutti gli equilibri vitali, organici oltre che culturali, di un ambiente, pur di sottrarne un profitto, per altro sempre omesso per far leva su un viscerale sentimento d’appartenenza che finge dialogo mentre si afferma tramite vecchi schemi di fedeltà gerarchica e filiazione governativa.
Vogliamo condividere riflessioni sul disarmo che purtoppo si rivelano mai scontate, certo affatto per gli impanti governativi, ma nemmeno nelle nostre città, fino a venir riesumate persino entro i nostri spazi, e anche quanto non va vanto di sé e si ravvede, risulta specchio degli stessi apparati securitari e della prepotenza della giustizia penale, togliendo il respiro a moltx compagnx e persone che non hanno supporto, non possiamo né raggirare noi stessx racchiudendoci in demarcazioni identitarie in ordine di merito, né spingerci a trincerarsi in rappresaglia di ciò che ci rimette in discussione. Non possiamo invece rifutarci di affrontare l’analisi di aspetti che prima che di costruzione geopolitica si rivelano dannatamente umani, se vogliamo percorrere sentieri di libertà.
 
Trasversalmente, anche se troppo spesso relegata a qualche subordine di importanza, non si può fingere sulla violenza di genere per quieto vivere, violenza trova immunità giudiziale non solo in tempi di invasioni militari, ma già nella norma di molti processi e prima di essi, cosa che impedisce davvero il suo affondamento nei meandri dell’irrazionale, nell’opinione pubblica.
 
Non possiamo accettare che nelle relazioni che vorremmo antiautoritarie si ripresenti lo stesso gioco perverso tra chi si fa carnefice e chi si ritrova vittima, cioè una violenza che pretende sottomissione, di abusare sui corpi, di detenerne un certo grado di controllo solo per la propria affermazione , e così pure una violenza più subdola, che intende persuadere soggettività che vuole deboli al proprio interesse, di privarle dell’indipendenza espressiva e progettuale, di comprometterne l’informalità con l’accettazione passiva di dinamiche, al contrario, ampiamente discutibili.
La lista sarebbe lunga, ma possiamo iniziare a vomitarle, le forme di illusorietà che l’acquisizione di potere come logica conflittuale assume, anche tra noi.
Alimentare discriminazioni per identitarismo di comodo anziché per obiettivi da perseguire, non è poi così diverso, umanamente, per quanto ci si senta protettx nel proprio credo poliitico, dal lascia proliferare sessimo, omofobia, razzismo, divisioni classiste. Basta ostracismo becero, sì al dibattito senza fine negli spazi. 
Benvenuto quindi il dibattito su noi stessi in rapporto ai meccanismi costruiti in secoli di storia in cui la dominazione, quando non è riuscita a fagocitarne l’essenza rivoltosa relegandola a mere divagazioni artistiche, cantonate d’utopia, riconcettualizzando i bisogni come moda di mercato, se non quando non si poteva accettare che i guadagni le quotazioni in borsa corrispondessero a bombardamenti e i seggi imprenditoriali all’invisibiliità delle problematiche localmente vissute, ha provveduto a paralizzare il manifestarsi di tutto ciò che poteva espressamente e concretamente contraddirla. E continua a farlo, perchè trova consensi maggioritari, entro una costante “evoluzione cittadinista” di ripartizioni dei diritti e dei territori. Trovare la nostra posizione in questo evolversi, significa riconoscere i propri compromessi entro una mega-macchina vetero-liberale, il cui interesse d’implementazione della propria efficienza è connesso al livello securitario che può concedersi, in ogni suo braccio, per impedire che qualche granello di sabbia faccia attrito. Riconoscere quindi i propri compromessi personali come ingranaggio significa poter scegliere di sganciarsi, anche rispetto alle attività che non riguardano strettamente la produzione industriale, ma sono meno riconoscibili come fonte di produzione capitalista e rinforzo statale. Non é forse per questo che non solo un’azione cospiratrice, ma anche le piccole forme di dissidenza sono criminalizzate?

Davanti a devastazioni totali e l’avanzamento del progresso manu militari, che continuano a trovare il modo di associare a sé un pubblico servilismo assertivo, sorge la necessità di non lasciarsi coinvolgere, di non averne paura, di rifiutarli, visto che non siamo proprio del tutto materia inerziale…

Smantellare meccanismi di dominazione che si sono susseguiti fino ad oggi, comprende poi soprattutto il non aver filtro nel ricercarne traccia nelle condotte delle nostre vite, perchè qualche veleno che abbiamo assorbito, qualche schema che si riflette nelle nostre azioni che non sia coscientemente stato decostruito, qualcosa da cui non possiamo mai dirci del tutto emancipatx ci sarà sempre, consapevoli che non rispecchiamo nessuna ideale narcisistico di anarchismo, che che possiamo invece tenere i nervi tesi come fionde e augurarci di essere più sparsi possibile, accanto ad ogni tensione liberatrice.

Da Variabili Caotiche

Posted on 2019/10/09 - 2020/01/17 by baseAzotata
Mentre aspettiamo di capire come muoverci, vorrei condividere la seguente riflessione anonima, riferita a situazioni ben più complesse, ma che rispecchiano il problema di un generale approccio divisivo che si crea tra questo o quell’altro individuo, questo o quell’altro spazio..
:
“Qualunque cosa che uno possa ritenere elementi negativi nella cosiddetta “area” è anche sua responsabilità contribuire alla loro eliminazione. Burocrazia, egemonia, gerarchie informali, intrighi, false amicizie e “compagni” che pugnalano alla schiena saranno lì finché esisteranno gli anarchici, perché sono elementi umani delle nostre contraddizioni che entrano costantemente in conflitto gli uni con gli altri. Tutte queste patologie sono dovute ad atteggiamenti che non appartengono ad una singola tendenza anarchica ma sono presenti in tutte, e che se non sono affrontate per quello che sono, ce le ritroveremo davanti ancora ed ancora.” [0]
 
Chiediamoci perché si finisca a passare più tempo ad attaccarsi reciprocamente che ad avere a cuore i recproci percorsi di liberazione da logiche di umiliazione, circuizione, costrizione, controllo e punizione che sono solo funzionali a sistemi di sfruttamento e dominio. Non essere capaci di prevenire un accaduto sgradevole internamente uno spazio in liberazione (o “liberato”) è grave: resta grave pur lasciando da parte rischiosi feticismi securitari in cui si vanno a incanalare, nella storia dell’umanità, ansie preventive e di controllo dell’ordine, è grave perchè ci pone davanti alla realtà di alcune dimensioni, in particolare di quanto poco di conosciamo/sopportiamo reciprocamente pur mentre condividiamo percorsi politici, e di quanto le prospettive di questi percorsi possano svanire in pochi istanti per errori di calcolo o calcolo in eccesso.
 
Su ogni versante, attaccarsi a vicenda sul piano di risse, sbeffeggiamenti, boicottaggio delle iniziative, (rottura dei vetri di macchine compresa), è sterile, avvilente, stressante.. e non serve fondamentalmente a nessunx. Lotte fratricide e faide tra sorellanze in ambiente anarchico senza voler affrontare i punti cardine dello scordinamento, che pure voglia rimanere informale, sembrano tentativi di dar fuoco a un ceppo che ha preso l’acqua. Sono muri che bloccano ulteriormente la complicità, e se quella si perde da sé, che sia solidarietà.. e se pure quella.. finire a rendersi cooperanti della repressione? Mentre le poche risorse d’attacco si annacquano, si pone poi il problema pallosissimo dell’inaridirmento dei rapporti tra comrades della domenica, che si sparlano a vicenda nelle reciproche assemblee, fino a una diffidenza reciproca totalizzante. Condizioni tra il politico e la frustrazione di pochi singoli che non si preoccupano di finir per ostacolare e sabotare percorsi faticosi, che nascono perchè esistono tensioni comuni. E quelle tensioni devono trovare il loro modo, che non sia né giustizialismo/pentitismo né indifferenza acritica/giustificazionismo.. e menate così.
Mi chiedo quale sia davvero la nostra intima volontà.
Per esprimersi ed agire secondo ciò che riteniamo opportuno individualmente avremmo svariate possibilità ben prima che il finire a boicottarsi reciprocamente.
:
“Questo non vuol dire che dobbiamo fare compromessi e fare concessioni per evitare ogni confronto. Inoltre, come abbiamo già scritto, l’”area” anarchica è allo stesso tempo un’arena di competizione politica in cui varie strategie si intersecano. Se queste non riescono ad andare d’accordo, puntare a camminare su sentieri paralleli senza necessariamente essere in diretto conflitto una con l’altra. Un tale evento sarà fonte di reciproca maturazione politica, che potrebbe permettere all’anarchia di sfuggire alla propria introversione ed acquisire caratteristiche più pericolose per l’autorità.
In ogni caso è consigliabile tenere a mente che ogni critica ai metodi anarchici dovrebbe essere separata dalle persone che li mettono in pratica, poiché il valore di un progetto politico o di un tentativo potrebbe essere diverso dalle persone che vi sono coinvolte; altrimenti criticare uno squat ad esempio, potrebbe essere una critica sterile quanto quella verso un’organizzazione di lotta armata, quando tutto ciò che si trova dietro sono emozioni personali. Perché le persone vanno e vengono, ma il valore di un progetto non ha tempo.” [0]

0. https://www.autistici.org/cna/2016/05/13/grecia-variabili-caotiche-un-contributo-teorico-alla-proposta-per-una-piattaforma-anarchica-informale-da-ccf-cellula-di-violenza-metropolitana/
https://lapestifera.noblogs.org/files/2019/08/Urban-Waste-Self-Titled-EP.mp3
“.. la coscienza è stata fin qui
un fantasma atavico e pauroso.
E solo cesserà di essere tale,
quando l’uomo l’avrà saputa
rendere l’immagine e lo specchio
della sua propria ed unica
volontà.”
(Renzo Novatore, Un fiore selvaggio,
Cronaca libertaria, 1917/10/20)

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